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Sperimentare il segno sui banchi di scuola

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Nel mese di dicembre 2025 ho lavorato con tutte le classi della scuola media di San Pietro in Vincoli, vicino Ravenna. Attraverso il Disegno Brutto ho fatto sperimentare loro spazi di erranza e di libertà, alla scoperta di un Fare che non sia stretto in regole e giudizi.

Abbiamo lavorato 2 ore per ogni classe, divise in due incontri da 1 ora a distanza di qualche giorno l’uno dall’altro. L’insegnante di arte, Valeria Reale, promotrice dell’incontro e già “allieva” di un corso di Disegno Brutto, aveva il compito di accogliere le classi e introdurre brevemente il laboratorio. Gli allievi venivano disposti in gruppi di tavoli, così che in ogni gruppo potevano vedersi l’un l’altro e condividere impressioni, influenzarsi, eventuali copiarsi.

Non è facile sbloccare i ragazzi, soprattutto i più grandi, portarli a confrontarsi con l’inestetico, ma alla fine tutti trovano soddisfazione nella sperimentazione e pur avendo a disposizione solo pennarelli riescono a trovare modi creativi di usarli: trovano il modo di spruzzare il colore, di ottenere linee più spesse o di impugnare un sacco di pennarelli alla volta.

Farli “scarabocchiare” senza senso è difficile, ma riuscire a farglielo fare per venti minuti di fila è una fantastica impresa. Non se la sentono di lasciarsi andare in un ambiente che sentono giudicante e competitivo come quello scolastico. Non se la sentono di fare qualcosa di inutile, solo per il gusto di farlo. Perciò, ogni disegno fatto ricorderà loro un momento di estrema libertà e divertimento che si sono concessi.

Anche se, come mi ha detto qualcuno, “non sarà facile spiegare ai nostri genitori cosa abbiamo fatto” e, soprattutto, rifarlo a casa senza essere malgiudicati.

È molto interessante osservare le reazioni a seconda degli esercizi proposti perché si può intuire la personalità di ognuno, le situazioni che creano difficoltà, i talenti, la creatività e l’ordine, così come i rifiuti o i blocchi.

La proposta di esercizi è iniziata con la prima sessione che doveva portarli attraverso lo scarabocchio, il segno e le linee a liberarsi, sperimentando una pratica anarchica, possibile, aperta.
Nella seconda sessione ho introdotto esercizi collaborativi, rappresentazioni simboliche, pattern e composizioni ripetitive per testarne la pazienza, la capacità di organizzazione e la capacità di far fatica.

In entrambe le sessioni, le differenze di età marcavano risultati e modalità di comportamento diverse. Con mia sorpresa, le classi terze erano più capaci di liberarsi oltre che funzionare meglio negli esercizi collaborativi (dove soprattutto i gruppi di maschi riuscivano a fare squadra), mentre le classi prime erano più restie ad uscire dal seminato, più timorose, anche se più trasparenti nelle loro personalità in sviluppo.

Il risultato finale è stato sorprendente, non tanto per il corpus di disegni, ma per la disponibilità di gran parte di ragazzi e ragazze a mettersi in gioco, puntando su un’esperienza di osservazione e autoanalisi divertente, ma evidentemente più profonda di quanto non sembrasse.

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